insurrezione di Milano contro gli Austriaci (18-22 marzo 1848), ebbe inizio con l'intervento del re di Sardegna, Carlo Alberto, in aiuto degli insorti Lombardi (23 marzo 1848), e significo l'unione delle sorti piemontesi e sabaude con quelle nazionali italiane.La nuova fase del conflitto duro tre giorni (20-23 marzo) e fini con la sconfitta di Novara (23 marzo), in seguito alla quale Carlo Alberto abdico alla corona in favore del figlio Vittorio Emanuele, il quale concludeva il 26 marzo l'armistizio di Vignale (occupazione della Lomellina e del Novarese da parte degli Austriaci, ritiro delle truppe piemontesi da Piacenza, Modena e Toscana; riduzione dell'esercito piemontese).L'iniziativa fu presa da Radetzky, il quale dalla notte dal 27 al 28 maggio 1848, fece uscire un buon numero di truppe da Verona, portandole, con una ardita marcia di fianco, di cui i Piemontesi non si accorsero, verso Mantova, per liberare dall'assedio quell'importante piazzaforte e aggirare sul fianco destro lo schieramento sardo.L'esercito piemontese, passato il Ticino (26 marzo) e rafforzato da contingenti di volontari e dai corpi che gli altri principi italiani, sotto la spinta dell'opinione pubblica, avevano mandato in aiuto, si attesto sulla linea che da Peschiera andava fino a Mantova, e pose l'assedio a queste due fortezze austriache.Carlo Alberto chiese allora un armistizio, concesso e firmato il 9 agosto a Vigevano, armistizio detto di Salasco, dal nome del generale piemontese che lo sottoscrisse da parte del re. La ripresa della guerra, nel marzo del 1849, fu voluta dalle correnti democratiche piemontesi, salite al governo del Paese.Cio valse a dimostrare che l'esistenza dello stato pontificio e del regno di Napoli era contraria agli interessi nazionali, e costitui il primo grave colpo alla concezione federalista.